giovedì 11 giugno 2009

Come ho imparato ad amare la country music.



Intorno al 2003/4 ascoltavo principalmente Beatles, Stones, Led Zeppelin' e tutti i grandi gruppi di classic rock. Musica istantaneamente pop (niente contro il termine, per carita', anzi) e che mi era piaciuta sin dai primi ascolti.

Se in quel periodo qualcuno mi avesse consigliato di ascoltare un disco country l'avrei probabilmente presa a ridere. Il genere mi sembrava da conservatori ottusi e di cattivo gusto. Una roba da contadini coatti. Ritenevo fosse limitato, e, di piu', ritenevo fossero limitati i musicisti che rappresentavano quel genere.

Un giorno, nell'inverno 2001, ascoltavo i macchina quello che forse e' poi risultato essere, col senno di poi, il disco piu' bello, a mio giudizio, degli Stones, ovvero "Beggars Banquet"(1968). Ricordo che un mio amico commento' la musica in sottofondo dicendo che si trattava di musica country. Negai affermando che si trattava di rock o piuttosto di folk. Mi sarei presto reso conto che Beggars Banquet e' si un disco rock/folk, ma con fortissime influenze country.

Poi c'e' stato Dylan.
Comprai per la prima volta il suo album nel 2002. I Beatles ne avevano tessuto le lodi in una delle loro interviste e io non ho voluto perdere tempo. Comprai "Highway 61 Revisited" del 1965. Lo ascoltai qualche volta. Mi piacque, ma senza innamoramenti. Sembrava noioso. Lo misi nel cassettino della macchina e rimase li a prendere la polvere per un paio d'anni.
Un giorno lo riascoltai e tutto era cambiato.

Improvvisamente quel disco era diventato una delle cose piu' belle che avessi mai ascoltato. Mi chiedevo come potevo essere stato tanto sordo. Fu poi la volta di "Blonde on Blonde", "Bringing It All Back Home", "Freewheelin'", "John Wesley Harding", tutti macigni della musica popolare contemporanea. Nel 1969 Dylan, spiazzando tutti suoi fan hippie sessantottini che veneravano il suo periodo rock-elettrico e i suoi testi come fossero scritture sacre - e spiazzando anche la stampa-, pubblico' un album di musica tradizionalmente country. Probabilmente non potrebbe esserci stata una scelta artistica meno alla moda di quella fatta da Bob in quel periodo storico. Bisogna infatti pensare che siamo nel '69; anno in cui psichedelia e "rock-opera" imperversavano. Il disco e' un trionfo di grandi melodie country, dobro, lap steel e calde atmosfere del sud degli Stati Uniti. "Nashville Shyline" e' stato il mio anello di congiunzione tra la musica rock e quella country.

Sarebbero poi venute le scoperte dei grandi autori e poeti country e, piu' in generale, del folk americano. Tanto per fare qualche nome: Hank Williams, Woody Guthrie, Lefty Frizell, Bob Wills, Gene Autry, Leadbelly, Ramblin' Jack Elliot, Carter Family, Blind Wille McTell, Mississipi John Hurt, Johnny Cash, Merle Haggard, per arrivare ai contemporanei (o quasi) Grahm Parsons, Guy Clark, Willie Nelson, Billy Joe Shaver, Joe Ely, Lucinda Williams, Ryan Bingham e tanti altri. Se solo la gente potesse immaginare quanta storia, poesia ed estetica e' contenuta in questi nomi!

Gli amati Beatles mi avevano fatto conoscere Dylan, e Dylan mi aveva fatto conoscere la musica tradizionale americana. Oggi il country e' forse il mio "genere" preferito, se ha senso affermare una cosa del genere. E pensare che fino a pochi mesi prima pensavo fosse inascoltabile.

Sembrerebbe quindi che tutti cambi. Le cose cambiano. Noi cambiamo.Tante volte cio' che non ci colpisce per la prima volta puo' colpirci in seguito. Tante volte il nostro bagaglio conoscitivo e di esperienza non e' sufficiente o non e' tale da poter permetterci di scoprire una sensibilita' che potenzialmente esite, ma che non e' ancora sbocciata (e che non deve necessariamente sbocciare).

Come l'eta' e l'esperienza ci permettono di individuare nelle persone che ci circondano aspetti che precedentemente non consideravamo importanti (come il rispetto verso gli altri, la grazia intellettuale, la bonta' d'animo, l'intelligenza, la correttezza, l'altruismo..), allo stesso modo ci permette di scoprire il valore di stili musicali che non avremmo mai pensato di apprezzare. O di mangiare cibi che non tolleravamo. O di amare persone che ci apparivano come indifferenti.
Probabilmente questo e' uno dei pochi aspetti positivi della crescita e dell'invecchiamento. L'ampliamento della conoscenza e dell'esperienza, e quindi anche l'ampliamento della possibilita' di percepire il bello. Un bello che non avevamo occhi per vedere.
Nella foto: Hank Williams & company
Ascolti consigliati: Hank Williams - Gold

1 commento:

Valerio ha detto...

bell'articolo, e' fondamentalmente il tuo manifesto del "country".
se devi spiegare la tua musica a qualcuno, fagli leggere quest'articolo.